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1980/Teatro del Mondo: Venezia – Dubrovnik

13 novembre 2008

Vorrei notare che quest’opera mi ha colpito nella sua vita;

cioè nella sua formazione e nel suo stare nella città e rispetto allo spettacolo.

Mentre ascoltavo la sera dell’apertura alcune musiche di Benedetto Marcello

e vedevo la gente fluire sulle scale e assieparsi sulle balconate,

ho colto un effetto che avevo solo generalmente previsto.

Stando il teatro sull’acqua si vedeva dalla finestra il passaggio dei vaporetti

e delle navi come si fosse su un’altra nave

e queste altre navi entravano nell’immagine del teatro costituendo la vera scena fissa e mobile.

Aldo Rossi, Autobiografia scientifica

 

E’ doveroso in questa sede richiamare alla memoria una peculiare avventura teatrale lungo il Mediterraneo: quella fatta nel 1980 dal Teatro del Mondo di Aldo Rossi lungo le coste adriatiche della Croazia, dell’Istria e della Dalmazia alla volta del festival teatrale di Dubrovnik.

 

Una vicenda che percorre trasversalmente il teatro e l’architettura, che appartiene alla storia della Biennale e si iscrive a tutto tondo nella storia della cultura italiana. Un evento che, pur nella sua natura – nobilmente – effimera, implica riflessioni sui confini geografici, politici e identitari tra culture diverse ma accomunate da una stessa radice, da un passato di scambi e di frequentazioni. Motivo per cui ci piace ricordarlo nel contesto del Laboratorio Internazionale del Teatro dedicato al tema del Mediterraneo.

 

Del Teatro del Mondo si è scritto e parlato tantissimo; ma a noi naviganti, per quanto telematici, redattori del Giornale di bordo, interessa anzitutto la vicenda del viaggio per mare lungo le rotte dell’allora Jugoslavia. Ed è questo che intendiamo rievocare con l’ausilio di materiali conservati dall’Archivio Storico delle Arti Contemporanee*: documenti, immagini e brani di rassegna stampa dell’epoca che, entusiastica, ne ha seguito passo passo le tappe.

Il Nuevito, uno dei rimorchiatori del Teatro del Mondo

Il Nuevito, uno dei rimorchiatori del Teatro del Mondo

 

Il viaggio della nave-teatro lungo il Mediterraneo è dell’agosto del 1980. Dell’anno precedente è invece la sua inaugurazione, esattamente l’11 novembre del 1979, in Punta della Dogana. Il progetto e la sua realizzazione sono legati alla mostra ‘Venezia e lo spazio scenico’ allestita a Palazzo Grassi tra il 6 ottobre e il 4 novembre del 1979. L’ideazione del Teatro del Mondo da parte di Rossi, inserendosi nel contesto della riflessione sulla natura scenografica della città lagunare e sull’artificio architettonico che la elegge a scena teatrale per eccellenza, ha inteso rievocare la tradizione cinquecentesca dei teatri natanti, le costruzioni galleggianti che utilizzava la Serenissima per particolari occasioni pubbliche.

 

Nell’ambito di questo progetto teatro e architettura – la prima Mostra Internazionale di Architettura significativamente è dell’anno successivo: il 1980 – si ritrovano in un terreno comune che solo la particolarità della città di Venezia può stimolare in modo unico. Spazi interni e spazi esterni, spazi privati e spazi urbani vengono osservati e vissuti in un rapporto di comunicazione elettiva e questa è la premessa, imprescindibile punto di partenza, su cui si è fondato il Carnevale del Teatro.

 

Nel suo primo mese di vita il Teatro del Mondo vive un esordio concertistico poi, dal febbraio del 1980, ospita una piccola stagione teatrale che è parte integrante del programma del primo Carnevale del Teatro svoltosi a Venezia dal 28 gennaio al 19 febbraio.

Il Clemencic Consort esegue Le roman de Fauvel

Il Clemencic Consort esegue Le roman de Fauvel (vai alla scheda ASACdati)

Claudio Remondi in una scena di Ritiro, foto di Lorenzo Capellini

Claudio Remondi in una scena di Ritiro, foto di Lorenzo Capellini (vai alla scheda ASACdati)

Vengono messi in scena al suo interno: Il centro dell’Aleph del Settimo Teatro, Le Roman de Fauvel eseguito dal Clemencic Consort, Papale Papale di Ghigo De Chiara e Fiorenzo Fiorentini, Black Mischief di Ed Mock, Ritiro del Teatro Club, Quando mi gira mi gira del Gruppo Teatro Laboratorio.

Ed Mock in una scena di Black Mischief

Ed Mock in una scena di Black Mischief (vai alla scheda ASACdati)

 

Da questo momento il Teatro del Mondo, come afferma nel 1984 Paolo Portoghesi (Il Carnevale del Teatro, 1984, La Biennale di Venezia), allora presidente della Biennale, è “testimone della catalisi” ossia dell’esplosione del Carnevale a Venezia, di cui la Biennale ne è stata appunto il fulcro catalizzatore.

 

Dallo spontaneo rilancio della manifestazione in città nel febbraio del 1979 si assiste nel 1980 a una vera e propria esplosione del fenomeno nel contesto della Biennale Teatro diretta da Maurizio Scaparro. Questo felice avvio avrà l’effetto di generarne ben tre altre edizioni successive: il Carnevale della Ragione del 1981, Napoli a Venezia del 1982, dirette entrambe da Maurizio Scaparro e il Carnevale del 1984, con la direzione di Franco Quadri. E’ invece molto più recente l’ultima edizione del Carnevale del Teatro, nel 2006, Il drago e il leone , anche questa diretta da Maurizio Scaparro.

Carnevale 2006 - Maschere all'interno del Teatro Piccolo Arsenale

Carnevale 2006 - Maschere all'interno del Teatro Piccolo Arsenale, foto di Giorgio Zucchiatti

Carnevale 1980 - Lindsay Kemp

Carnevale 1980 - Lindsay Kemp, foto Interpress

 

 

 

 

 

 

 

 

L’itinerario del Teatro del Mondo da Venezia a Dubrovnik si sviluppa nell’arco di 12 giorni lungo un percorso di 400 miglia; adagiato su una chiatta, l’Argentino, è trascinato da due rimorchiatori, il Doge pilotato dai comandanti Bepi Zennaro e Danilo Pellegrini e il Nuevito pilotato da Aldo Bullo e Pino Perini.

 

La maggior parte della cronaca documentaria del percorso del Teatro del Mondo è redatta da Gabriele Coltro, giornalista de Il Gazzettino, che ha accompagnato lo staff della Biennale e la ‘carovana’ degli artisti nel percorso via terra, a bordo di una Fiat 127. I racconti del viaggio, essendo testimonianza diretta e vissuta in prima persona, riescono a trasmettere gran parte delle emozioni che hanno travolto i protagonisti di questa avventura.

Una scelta di frammenti di rassegna stampa cuciti assieme, seguendo la scansione del tempo e delle tappe lungo il percorso, dà quindi vita a una sorta di giornale di bordo dell’evento che cerchiamo qui di ricostruire.

 

10 agosto partenza da Venezia

12 agosto arrivo a Parenzo

13 agosto partenza da Parenzo e arrivo a Rovigno

14 agosto partenza da Rovigno e arrivo a Osor

15 percorso lungo la rotta Osor-Zara

16 agosto partenza da Zara e arrivo a Nin

17 agosto partenza da Nin

19 agosto arrivo a Dubrovnik

20-21 agosto sosta a Dubrovnik

22 agosto partenza da Dubrovnik per Venezia

 

Ebbene, questo castello galleggiante, questa macchina teatrale alta venti metri e capiente 250 posti, con la struttura in legno chiaro, dorato e argentato, e le finestre dipinte d’azzurro, inaugura il viaggio il 10 agosto del 1980 salpando dalla Punta della Dogana, dove era attraccato, per raggiungere Dubrovnik e il Festival Internazionale del Teatro giunto allora alla trentunesima edizione.

Il Teatro del Mondo attraccato in Punta della Dogana

Il Teatro del Mondo attraccato in Punta della Dogana

 

Per la compagnia che viaggia al suo seguito nel percorso via terra, I Solisti dell’Orchestra Tommaso Albinoni e il Teatro della Commedia dell’Arte a l’Avogaria, ogni tappa lungo le coste dell’ex-Jugoslavia è occasione di esibirsi, con concerti e rappresentazioni: si tratta a tutti gli effetti di una vera e propria tournée. L’orchestra, che ha per direttore Giuseppe Marotta e soprano Donella Del Monaco, si esibisce con un repertorio che comprende Respighi, Marcello, Vivaldi, ma anche ‘Canzoni da Battello’ di Anonimo del ‘600 e ‘Canti da Gondola’ dello stesso Marotta.

La compagnia teatrale de l’Avogaria si esibisce con la Commedia degli Zanni e porta sulla scena un nutrito gruppo di artisti: Enrico Ballarin, Cristina Bertini, Marcello Bortolato, Susanna Codognato, Mario Dea, Marcangelo Gagliardi, Elisabetta Mason, Paolo Mazzon, Bepi Morassi, Beppe Pannella, Paolo Pellegrini, Nicoletta Prevedello, Massimo Sorarù, Giovanna Trentin, Carla Poli Picozzi.

Mentre la carovana degli artisti procede lungo le strade accidentate dell’ex-Jugoslavia, all’interno della nave-teatro viaggiano due mostre: una fotografica che immortala i momenti più significativi del Carnevale del Teatro del febbraio precedente e un’altra curata da Gianni Braghieri con tema “Il teatro e lo spazio scenico” che, ricollegandosi a quella allestita l’anno precedente a Palazzo Grassi, presenta opere inedite di Aldo Rossi.

La scena della nave-teatro che salpa dalla Punta della Dogana deve essere stata tanto spettacolare quanto il suo primo passaggio sul canale della Giudecca il giorno della inaugurazione, da Marghera e i cantieri navali di Fusina ai marmi luccicanti che si affacciano a San Marco.

Il Teatr del Mondo attraccato in Punta della Dogana

Il Teatro del Mondo attraccato in Punta della Dogana

10 agosto ore 12.00

‘Il Teatro del Mondo, spinto dal rimorchiatore “Doge” e assistito dal “Nuevito” si allontana dalla Punta della Dogana. Padrino della cerimonia del varo l’addetto culturale dell’ambasciata jugoslava in Italia Slobodan Rakovic”

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 Roberto Bianchin, la Repubblica, 12 agosto 1980

“La partenza del Teatro del Mondo ha lasciato tutti col fiato sospeso. Quando i rimorchiatori hanno cominciato a sbuffare, con un’ora di ritardo sull’orario previsto e il teatro ha preso a ondeggiare paurosamente …la gente intorno si guardava perplessa “Ma ce la farà ad arrivare in Jugoslavia? E se affonda per strada?”

Antonio de Marchi, Paese Sera, 14 agosto 1980

“ padrini (del varo) Slobodan Rakovic, addetto culturale jugoslavo, e il soprano Donella Del Monaco. Lunghi preparativi con una bottiglia di spumante rubata al tavolo di un buffet, poi il “molla” gridato da terra. Ma la bottiglia, secondo le migliori tradizioni della farsa, invece di infrangersi contro la fiancata è finita dritta in acqua sotto gli occhi sconsolati dei padrini e tra le risate degli spettatori”.

  

 
 11 agosto, ore 18.00

“Arrivo a Parenzo”

 

 
 Gabriele Coltro, Il Gazzettino, 15 agosto

“PARENZO – Erano da poco passate le 18, ora locale quando lunedì la cupola argentata del Teatro del Mondo, ancorato all’Argentino (una chiatta di 35 metri per 9), trainato dal Doge e dal Nuevito, ha fatto la sua civettuola apparizione all’ingresso del porto di Parenzo, prima tappa del suo viaggio verso Dubrovnik. Il primo incontro del castello incantato con questa terra a forma di cuore, per tre quarti montagnosa, fatta di dolci saliscendi, è stato felice”.

 

“Il teatro ligneo ideato da Aldo Rossi, spinto nella rada dai rimorchiatori, al comando di Giuseppe Zennaro e Danilo Pellegrini (che hanno sudato qualche camicia per non mandare a picco le decine di natanti ancorati in disordine sparso), ha immediatamente polarizzato l’attenzione della cittadina istriana. Le operazioni di attracco non erano ancora concluse che già una piccola folla armata di macchine fotografiche e di cineprese, si era accalcata sul molo. Alla naturale quasi istintiva curiosità si è presto sostituito l’interesse: una teoria di domande, formulata in un guazzabuglio di lingue diverse, alla quale i marinai imbarcati sui rimorchiatori hanno cercato di dar risposta sfoderando gran parte del loro chiozzotto internazionale.”

 

12 agosto ore 21.00

“Prima esibizione dell’Orchestra Albinoni di Venezia.

Calorosa accoglienza al direttore Giuseppe Marotta e alla cantante Donella Del Monaco. Al termine del concerto il primo cittadino di Parenzo offre un brindisi riaffermando i vincoli dell’amicizia italo-jugoslava”.

 

  
 Gabriele Coltro, Il Gazzettino, 15 agosto 1980

 

“L’interesse suscitato dal Teatro del Mondo non è rimasto in superficie, non si è esaurito, come effimera bolla di sapone, nell’arco di breve tempo. Martedì sera molti hanno dovuto contentarsi di seguire il concerto dei solisti dell’orchestra Tommaso Albinoni di Venezia, diretta da Giuseppe Marotta, standosene seduti sotto un cielo imbronciato e lacrimevole (erano 52 giorni che non pioveva) sul pontile d’attracco, perché in teatro non c’era più posto nemmeno per un fazzoletto”.

 

13 agosto mattina

“Un’inversione di rotta del rimorchiatore, a causa di un’erratra segnalazione, fa incamminare il Teatro del Mondo verso Pola. Tutto si risolve con una serie di manovre e il teatro si accosta a Rovigno.

 

Ore 21.00 – Le Canzoni da Battello riscuotono un grande successo”

 

 
 
Gabriele Coltro, Il Gazzettino, 17 agosto 1980

“ROVIGNO – [..] è straordinario assistere ogni volta all’approdo del teatro ligneo ideato da Rossi: si ripete sempre il medesimo rituale, della gente che si fa intorno curiosa di sapere da dove vieni, che sei venuto a fare qui, cos’è quel gigante che ti porti a spasso per l’Adriatico. E la risposta giunge, pungente, puntuale incisiva, aggressiva, quasi tutte le sere durante lo spettacolo. Si, perché, al di là delle note suonate dagli otto solisti dell’orchestra Tommaso Albinoni, quello che resta è questo teatro, la sua cupola argentata, la sensazione d’aver scoperto un castello incantato, d’averne preso possesso per qualche ora, d’essersi lasciati trascinare nel vortice della sua straniante alchimia.”

Il Teatro del Mondo a Rovigno, foto di Piero Casadei

Il Teatro del Mondo a Rovigno, foto di Piero Casadei

 

“Quando ci si sposta in auto mangiando i chilometri su questo strano nastro d’asfalto che ha più curve che rettilinei si continua a pensare al teatro: arriverà al prossimo porto? Sarà clemente il tempo? Ed è un sospiro di sollievo quando lo si vede giungere, puntuale, all’appuntamento”.

 

14 agosto mattina

Causa un’avaria del motore, il rimorchiatore ‘Nuevito’ non può partire. La ‘carovana’ si avvia con le auto verso Osor.

Ore 21.00 – A Osor, nella splendida cornice di una chiesa, si tiene il concerto. Poi, allegra cena a base di pesce”.

 

 
 
 
 
Gabriele Coltro, Il Gazzettino, 17 agosto 1980

 

“Poco prima di partire per Osor, nell’isola di Cherso, abbiamo avuto notizia che il Teatro del Mondo è riuscito a salpare da Rovigno. Ci hanno telefonato in albergo, buttandoci giù dal letto alle sei del mattino, per darci la buona novella: il “Doge”, da solo, (abbandonato il “Nuevito” in porto, in attesa di un dottore che si prenda cura del suo capriccioso motore), a ‘spinta’ ha trascinato il teatro galleggiante in mare aperto”.

 

Gabriele Coltro, Il Gazzettino, 19 agosto 1980

 

“OSOR – Abbandonata l’Istria siamo sbarcati nel pomeriggio di giovedì sull’isola di Cherso, un fazzoletto stretto e allungato fatto di terra brulla, circondato da un mare limpido, identico a quello che si sogna nelle favole, il cui colore va dal turchese al blu scuro. L’incanto di questa natura, selvaggia, aggressiva, il profumo che sale dai cespugli di rosmarino, dai campi di salvia, dai ginepri non riesce però a cancellare quei musi lunghi che la carovana della Biennale teatro si sta portando appresso sin dal mattino. E la ragione c’è, eccome: il Teatro del Mondo è rimasto ancorato nel porticciolo di Rovigno, impossibilitato ad avventurarsi per mare a causa di un guasto occorso al bizzoso motore del “Nuevito”, il rimorchiatore comandato dal Pellegrini che con il “Doge” porta a spasso per l’Adriatico la struttura lignea progettata da Aldo Rossi. Con la stessa imprevedibilità di una prima donna, il motore si è messo a fare i capricci mandando fuori uso (pare stando alla diagnosi del motorista) il monoblocco non appena ha annusato l’aria della terra ferma. Inutili le ricerche in loco per il recupero del pezzo di ricambio ed altrettanto inutili le telefonate con Venezia: vuoi perché la vigilia di ferragosto da noi si respira già brezza di festa, vuoi perché è un vero miracolo se la schiera di centralinisti riesce a metterti in comunicazione telefonica con l’Italia prima che siano trascorse sei o sette ore. Viaggiare sapendo che il Teatro non ci segue ci fa sentire tutti come fossimo senza vestiti addosso” .

 

Corriere della Sera, 17 agosto 1980

 

“Ferragosto fuori casa, come si sa, anche per il “Teatro del Mondo” [..] , dopo Parenzo e Rovigno e un viaggio lungo 20 ore, è approdato nell’isola di Cherso, terminando la sosta con un concerto notturno.”

 

15 agosto mattina

“Di nuovo in marcia, verso Zara. Da Rovigno nessuna buona nuova: il rimorchiatore è fermo, il Teatro del Mondo pure. Il viaggio verso Zara è allucinante; sotto un sole cocente per quasi quattrocento chilometri.

Ore 21 – Il concerto si può ottenere in una chiesa. E’ forse più suggestivo”. 

 

 
 Gabriele Coltro, Il Gazzettino, 21 agosto 1980

 

“ZARA – Saliti in macchina alle otto, ci siamo messi in marcia alla volta di Zara. Altro viaggio massacrante, una tappa lunghissima, inchiodati come sardine in queste scatole di lamiera bollente: 370 chilometri di curve, curve ed ancora curve, su e giù in mezzo ad una roccia biancastra che ammazza gli occhi a fissarla, dodici interminabili ore di automobile senza quasi mai fermarsi. [..] Ed infine l’arrivo a Zara; il sospetto di esserci arrivati si è fatto strada solo davanti al primo semaforo rosso incontrato: sospetto però immediatamente confermato dal puzzo di acqua morta e dalle nubi di pappatrici vive che entravano dai finestrini aperti. 20.40: il tempo di svegliare la cantante, depositare i bagagli all’hotel “Zagreb” e via di corsa per il concerto, alla chiesa di San Donato, uno stupendo manufatto in pietra a pianta rotonda, eretto nel VI secolo. Un esempio architettonico d’una grazia unica, purtroppo incastonato in una cornice di esempi plastici non altrettanto felici, frutto della moderna era che in nome del consumismo soffoca il respiro slanciato delle sue volute. Alle 21.00 in punto l’orchestra era già sistemata..”

 

16 agosto mattina

“Rimaniamo a Zara. Riceviamo notizie del Teatro. Si muove con un rimorchiatore solo e punta verso Nin, un’isola di pescatori, dove poi approda ad un attracco solitario.

Ore 21 – Spettacolo della Commedia degli Zanni che i giovani dell’Avogaria, arrivati anche loro dopo mille peripezie, presentano quasi a contatto fisico col pubblico”.

  

 Gabriele Coltro, Il Gazzettino, 22 agosto 1980

 

“NIN – Una ventina di chilometri da Zara, dalla parte della penisola che guarda verso l’interno, affacciato sulle sponde di una minuscola laguna c’è un paesino di pescatori, un centinaio di anime in tutto, che si chiama Nin. [..] Ma che sia piccolo alla carovana della Biennale poco importa, basta che attraccato al molo del porticciolo ci sia il Teatro del Mondo: è sufficiente quel suo colore giallo oro, spruzzato d’argento e là d’azzurro, a rimetterci allegri.

 

Per arrivare sin qui, dopo che il Doge ha abbandonato il Nuevito, a Rovigno, il Teatrino di Rossi ne ha passate delle belle. Mancavano poche miglia da Zara che un temporale si è scatenato i mare aperto. Quello “scirocchino” levato alla partenza si è trascinato dietro, strada facendo, una catena di lacrimevoli nuvoloni e il Teatro è andato a sbatterci contro finendo proprio nel mezzo della bufera.

Sballottato dal vento, le cui sbuffate raggiungevano forza 6-7, il Teatro del Mondo ha retto ed è riuscito ugualmente ad approdare a Nin, con un lieve ritardo sul previsto. Se è arrivato sano e salvo in porto, bagnato fradicio ma in perfette condizioni, lo si deve soprattutto all’equipaggio, alla sua esperienza: dai comandanti Giuseppe Zennaro e Danilo Pellegrini, ad Aldo Bullo, Pino Perini, Franco Vianello e Robero Baretton. Buoni ultimi i proprietari dell’Argentino, la chiatta sulla quale è ancorato il Teatro, Alfredo e Gianfranco Boscolo. Ma con ciò i guai non sono finiti.

 

Un altro incidente è venuto ad ingrossare la serie. La carovana della Biennale, allungata dall’arrivo degli attori del Teatro a l’Avogaria di Venezia, stava masticando gli ultimi chilometri che separano Zara da Nin sotto una pioggia torrenziale quando è accaduto il fatto. All’uscita da una curva stretta, a gomito, cieca, il furgone dell’Avogaria si è trovato all’improvviso davanti un signore che passeggiava tranquillamente in mezzo alla strada. Costretto ad una brusca sterzata, per evitare l’investimento, il furgone, un pullmino Bedford con nove persone a bordo, è sbandato sull’asfalto viscido finendo fuori strada. Nessun danno agli occupanti (solo il mezzo è reso inservibile): dopo aver abbattuto un paio di alberelli il furgone ha scavalcato un grosso masso che ha letteralmente mandato in frantumi il differenziale.

 

Nonostante l’incidente, avvenuto nel primo pomeriggio, la Commedia degli Zanni, programmata per la sera a Nin, difficoltà a parte (più di un auto è stata costretta a rifare due volte il percorso per trasportare gli appiedati ed i loro bagagli), è andata ugualmente in scena.

 

[..] A Nin abbiamo assistito a scene gustosissime. Protagonista il pubblico: qui sta il senso dello scambio di due culture, nel gesto quotidiano, trasportato sulla scena, caricato dal bagaglio di esperienza vissuta, del sentimento, della passione, dell’incanto per la scoperta del mondo.

Qui sta anche il senso del viaggio del Teatro di Rossi: avvicinare chiunque, invitarlo ad entrare, lasciarlo attonito, poi immediatamente partecipe, scopritore d’una favola che inconsciamente è dentro noi tutti, nascosta dietro il paravento della realtà. Scoprire il Teatro del Mondo vuol dire scoprire anche se stessi, guardarsi dentro, capirsi.”

 

17 agosto

“Partenza da Nin. Diverse imbarcazioni s’accostano per curiosità”

18 agosto

“Si va verso Dubrovnik”

 

19 agosto ore 18

“Arrivo puntualissimo a Dubrovnik”

 

 Roberto Bianchin, la Repubblica, 22 agosto 1980

 

“DUBROVNIK – A un certo punto tutti avevano perso le speranze. “A Dubrovnik non ci arriveremo” aveva sentenziato, dietro la maschera di Pantalone, uno dei comici de L’Avogaria. E in effetti c’era poco da star allegri. Al Teatro del Mondo, in viaggio da Venezia a Dubrovnik è successo di tutto: ha rischiato il naufragio tra le infide correnti dei porti dell’Istria, ha subito epidemie di dissenteria, guasti meccanici e persino un ammutinamento della ciurma, come sui vascelli di una volta. La rivolta dei marinai che lavorano a bordo della chiatta che trasporta il Teatro e dei rimorchiatori che lo trainano, è esplosa poco dopo l’ingresso in Jugoslavia. Motivo: le difficoltà e i ritardi che ostacolavano il viaggio ogni qual volta si toccava terra, che costringevano il personale a dei turni “massacranti” di ventuno ore di lavoro giornaliero.

 

Il Teatro del Mondo a Dubrovnik

Il Teatro del Mondo a Dubrovnik

[…] Maurizio Scaparro, direttore della sezione teatro della Biennale, che è un po’ il “papà” del teatrino costruito dall’architetto Aldo Rossi, era appena riuscito a sedare la rivolta della ciurma che nuovi guai si abbattevano sulla “barca dei comici”. Prima gli orchestrali, esasperati dal fatto di dover dormire un po’ dove capitava: hanno minacciato di far fagotto e tornare a casa, poi i comici dell’Avogaria sono caduti in un fosso col pulmino che li trasportava, quindi sono finiti i soldi e si è dovuto lanciare un S.O.S. a Venezia per evitare che venissero arrestati tutti per non aver pagato i conti di un albergo.

 

Poi, poco dopo Rovigno, il dramma: uno dei due rimorchiatori che trainavano il Teatro si è fermato improvvisamente per un guasto al motore. I meccanici jugoslavi, dopo una guardatina, si sono rifiutati categoricamente di metterci le mani. Bisognava tornare in Italia a prendere un pezzo di ricambio, ma ci sarebbe voluto troppo tempo e la tournée sarebbe saltata.

 

Dopo una notte […] trascorsa in piedi bevendo Slivowitz e acqua minerale la decisione. “Si va avanti lo stesso, con un rimorchiatore. A Dubrovnik dobbiamo arrivare a tutti i costi”. Così, mentre i comici e i musicisti andavano avanti per conto loro e davano spettacolo anche senza teatro a Osor e a Zara, dove venivano ospitati in una chiesa, il “Doge”, unico rimorchiatore superstite, ha ripreso piano piano il cammino tra sbuffi di fumo, tremendi cigolii e le bestemmie in chioggiotto dei marinai.

 

Il Teatro del Mondo e i suoi orfani si sono ricongiunti a Nin, un’isoletta di alcune migliaia di pescatori, gente che un teatro in vita sua non l’aveva mai visto, dove hanno tenuto, proprio nel mezzo di una piccola laguna, attorniati dalle barche illuminate dei pescatori, uno degli spettacoli più riusciti dell’intera tournée.

Infine, con un rispetto della tabella di marcia che ha del miracoloso, il sospirato arrivo a Dubrovnik, nel vecchio porto di questa città che sembra una cittadella di pirati, con le sue mura a picco sul mare, i castelli, le fortezze.

 

Il sole era al tramonto quando la sagoma del Teatro è apparsa all’orizzonte, e poco dopo è entrata nel porto dondolando pigramente tra le piccole barche dei pescatori e i turisti che facevano il bagno.

L’arrivo è stato una festa. In acqua, attorno al Teatro, si è formato un carosello di barche, molte di italiani, che tra saluti, grida di evviva e di benvenuto hanno accompagnato le manovre dei marinai che cercavano di attraccare senza danni. Sul molo si è radunata una piccola folla curiosa di vedere e toccare quello strano castello. Tutti avevano domande da fare e si prendevano a gomitate per entrare nel teatro [..].

 

Poi, al calar della sera gli Arlecchini, i Pantalone e le Colombine de l’Avogaria sono apparsi improvvisamente sulla terrazza del teatro, sono sbarcati sul molo e sempre cantando, ballando, suonando e recitando sono andati in giro per le strade della città. Ogni tanto si fermavano a improvvisare dialoghi con gli abitanti, seguiti, come nelle favole del Pifferaio magico, da una piccola folla docile e divertita.

 

Dopo, nella piazzetta del porto, i comici de l’Avogaria hanno messo in scena “La commedia degli Zanni”, e nel Teatro del Mondo l’orchestra Albinoni diretta da Giuseppe Marotta ha tenuto un concerto con musiche di Vivaldi, Respighi e Marcello. Ha chiuso la serata la soprano Donella Del Monaco [..].

Teatro affollatissimo e accoglienze trionfali per tutti. Oggi il Teatro del Mondo dà ancora spettacolo in città e domani riparte per Venezia. [..] Intanto per evitare ammutinamenti nel viaggio di ritorno, Scaparro ha fatto alcune concessioni alla ciurma: per esempio quella di portare donne a bordo. Così sull’Argentino, la chiatta che trasporta il Teatro, da stamane è apparso un grande cartello con la scritta: “Cercasi cuoca per viaggio Dubrovnik-Venezia, 18-20 anni possibilmente carina.”

 

Renzo Tian, Il Messaggero, 23 agosto 1980

 

“DUBROVNIK – Bisognerebbe aver potuto vedere la cosa chiamata “Teatro del mondo” prima del suo approdo qui, quando ancora stava navigando lungo le coste frastagliate della Dalmazia per un viaggio di 400 miglia durato dieci giorni. Che cosa sarà mai passato per la testa della gente che vedeva da terra, o dalle imbarcazioni che l’accostavano, questa specie di torre o castello o moschea alta 25 metri, con il tetto a cuspide sormontato da una banderuola, le pareti color legno naturale e le piccole finestrine azzurre, navigare fissato a una chiatta bassa tanto da farlo sembrare appoggiato al pelo dell’acqua e sospinto da dietro da un rimorchiatore d’alto mare che a prua aveva un’incasellatura simile a due grandi braccia che mandavano avanti la torre galleggiante?

Noi lo abbiamo visto soltanto all’arrivo a Dubrovnik, quando si profilava lontano sulla linea del mare senza che si vedessero né chiatta né rimorchiatore, e sembrava una fatamorgana immaginata apposta per meravigliare passanti e bagnanti, e poi durante le operazioni di attracco al molo del vecchio porto. Ma lì, ben ormeggiato e incredibilmente inserito nell’architettura della città, come se ci fosse sempre stato, diventava già un edificio, un oggetto da operare. Mentre in alto mare, il Teatro Del Mondo deve essere riuscito ad apparire non come un oggetto, ma come un personaggio di teatro che parlava da solo il suo linguaggio fantastico.”

 

Lauretta Colonnelli, Anteprima Teatro, 1980

 

“ [..] Ultima tappa Dubrovnik. Tutto comincia a filare come l’olio. Il teatro arriva puntualissimo. Alla sera concerto all’interno e Commedia degli Zanni nella piazza antistante. L’atmosfera però è cambiata: a Dubrovnik c’è il festival, il pubblico è smaliziato, e il Teatro del Mono è solo uno dei tanti spettacoli. Il 22 agosto si levano gli ormeggi per tornare a Venezia. La notte prima dentro il teatro c’è stato uno spettacolo segreto: un gruppo di ragazzi è entrato coi sacchi a pelo, ha chiuso la porta e si è dileguato solo alle prime luci dell’alba.”

 

Maurizio Scaparro, Antemprima Teatro, 1980

“Non ho mai sognato la fata dai capelli turchini, o cose del genere. Per qualche tempo ho pensato che questo significasse una mia mancanza di fantasia, cosa che reputo tuttora possibile. Il mio accanimento, il mio sogno diciamo, era di poter partire dal “reale” per arrivare al fantastico”, una costruzione un po’ ottimista, un po’ disperata di una sospirata utopia. [..] Questo mi è parso il senso dell’utilizzazione del Teatro del mondo nell’insolito viaggio per mare alla ricerca di nuove terre, nuove genti nuovi monumenti con i quali confrontarsi.

Maurizio Scaparro (terzo da sinistra) a piedi del Teatro del Mondo

Maurizio Scaparro (terzo da sinistra) a piedi del Teatro del Mondo

 

Il fascino singolare del Teatro del mondo, voluto dal settore teatro e dal settore architettura della Biennale, e progettato da Aldo Rossi, è la sua bivalenza, la sua vita interna ed esterna. Più ancora della sua possibilità di essere vissuto come contenitore di spettacoli, il Teatro del mondo si è imposto come attore egli stesso, protagonista mobile e mutevole per attracchi diversi, per colori che cambiano con il passare delle ore, per i visitatori che lo animano dentro e fuori, fin sulla terrazza che circonda la cupola, castello dei sogni vivo sull’acqua che ricorderemo per molto tempo, con qualche nostalgia, quando non ci sarà più, necessariamente usato, riportato con tempi fortunatamente rallentati alla fine “storica” delle macchine veneziane del ‘500. Prima della sua fine naturale, il Teatro del mondo avrà compiuto però la sua funzione sperimentale che ci eravamo proposti, e forse qualcosa di più.

 

Dal primo passaggio stupefacente fra le nebbie di Marghera per attraccare alla Punta della Dogana nel novembre del 1979, alla festosa e indiscriminata accoglienza fatta per il Carnevale 1980 a gruppi teatrali e musicali italiani stranieri, siamo arrivati alla “conquista” di nuove terre, a questo viaggio reale e fantastico in Jugoslavia, ancora troppo vicino per riassumerne tutti gli stimoli suggeriti”.

Il Teatro del Mondo attraccato in Punta della Dogana

Il Teatro del Mondo attraccato in Punta della Dogana

 

* I documenti a cui si fa riferimento e di cui si pubblicano degli estratti sono: Il teatro del mondo da Venezia a Dubrovnik. – Bologna : Ater; Biennale di Venezia, 1980?’; Il Carnevale del Teatro, La Biennale di Venezia, 1984; Rassegna Stampa sul Teatro del Mondo, fascicolo conservato in ASAC. Le foto sono tutte conservate nel fondo fotografico dell’Archivio eccetto quella raffigurante il Nuevito che trascina il Teatro del Mondo, recuperata nel sito web di Nautilus Srl.

 

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Categorie:ASAC, Memoria
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