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Diario del Laboratorio Internazionale del Teatro

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Il canto degli uccelli-attori

28 Novembre 2008 di Elena Rinaldi

Mediterraneo: le acque di questo piccolo mare, delimitate dai confini di terre diverse, hanno dato vita a tre monoteismi: cristiano, islamico ed ebraico, scenario in cui l’uomo si è interrogato sulla fuga ascensionale dell’anima. Il tema del viaggio dell’anima percorre le acque del Mediterraneo e approda all’Isola di San Servolo nel laboratorio In volo verso Simurgh, condotto da Elisabetta Brusa, regista e docente all’Università di Venezia. La Brusa trae spunto dal poema sufi Il Verbo degli Uccelli del poeta Farid Ad-din Attār, vissuto tra il 1100 e il 1200, per il lavoro sull’espressione corporea dell’attore. Il testo propone, attraverso il racconto di un gruppo di uccelli che parte alla ricerca del re Simurgh, un percorso sapienzale suddiviso in tappe iniziatiche, la cui struttura ha suggerito le tre parti del  lavoro.

Una scena della presentazione del laboratorio, foto di A.N./ShylockCUT

Una scena della presentazione del laboratorio, foto di A.N./ShylockCUT

La prima tappa segna l’arrivo degli uccelli a Parlamento: il viaggio verticale dei giovani attori ha inizio dagli strati sotterranei della terra, attraverso le figure della Commedia dell’Arte. Viene cercata un’espressività naturale per dare voce alla favola dal contenuto mistico. Le maschere si tingono dei colori del piumaggio degli uccelli e le azioni degli attori, guidati da due voci narranti, conquistano lo spazio e si innestano sui suoni delle percussioni di Kiki Dellisanti. Timpani, tamburi ed altri strumenti a percussione, provenienti dall’area del Mediterraneo, evocano le atmosfere di ritualità antichissime per dare forma all’invisibile. Il suono profondo del tamburo, strumento magico usato dagli sciamani, ricordando l’Aum diventa parola, mentre i timpani intonano una marcia cerimoniale e sontuosa che introduce l’upupa, guida del viaggio. Viene così ricercata una relazione tra i versi degli uccelli e i suoni, che come un vento sorreggono il loro volo e le parole del racconto.

Una scena della presentazione del laboratorio, foto di A.N.

Una scena della presentazione del laboratorio, foto di A.N.

La scelta dell’upupa come guida e la partenza per il viaggio, segna la seconda tappa iniziatica. 
Gli attori-uccelli hanno conquistato lo spazio e sono pronti per partire, perdono le loro maschere e la loro animalità per diventare umani e solenni, vestiti con costumi barocchi. Un canto saluta il loro viaggio e porta i loro corpi verso la verticalità, rendendoli punto di contatto tra cielo e terra.

Guida del gruppo di attori, in questa fase del lavoro, è Livio Picotti, musicista e architetto, i cui studi si muovono tra ricerca vocale, sensoriale e spirituale: gli esercizi di rilassamento e il controllo di una respirazione profonda, allora, sono gli strumenti adottati per esplorare la vocalità e i fenomeni di autoregolazione tra suono e movimento del corpo.
Il lavoro proposto innesca un meccanismo favorevole all’espressione vocale, condizione necessaria per interpretare con naturalezza il canto sufi, chiamato Hicaz llahi.
Il corpo, inspirando, raccoglie l’aria e con essa l’invisibile; poi si svuota e diventa asse portante del suono.
I giovani attori si muovono dunque nello spazio per cambiare continuamente il loro punto di vista. Il pensiero è sospeso e con esso il giudizio. La partitura non viene memorizzata, per non irrigidire l’espressione vocale. L’intelligenza richiesta è nel corpo e nell’ascolto. Il suono cercato ha una forza sottile, sorretta dal respiro, che viene risucchiato nella bocca come nell’atto del baciare.
Il canto mescolato ai versi degli uccelli dà vita ad un linguaggio che comunica una conoscenza primordiale.

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Una scena della presentazione, foto di A.N./ShylockCUT

L’esito giocoso e divertente a cui si approda, crea una sfasatura nel disegno registico, segnando il passaggio alla fase finale del lavoro, in cui il corpo si trasforma nella scena dell’attraversamento delle sette valli, perde il suo peso e diventa etereo nei movimenti circolari di una danza dervisci.

Essere uccelli-maschere della commedia dell’arte; far risuonare i loro versi, inventare una lingua che comunichi ciò che non è possibile altrimenti; fissare il corpo nella solennità di costumi barocchi, per poi sottrarsi ad esso nel movimento circolare; sono alcuni delle tappe del volo verso Simurgh, metafora del viaggio degli attori nello spazio del teatro.

Il cammino di esplorazione e scoperta nei laboratori internazionali del teatro, nella sua ultima tappa diventa ricerca sull’espressione corporea e vocale dell’attore, integrata dal rapporto con la maschera, la tecnologia e la musica, ma anche momento di conoscenza e approfondimento, con l’intervento di Carlo Saccone, esperto di mistica islamica e di Alvise Vidolin, docente di musica elettronica al conservatorio Benedetto Marcello di Venezia.
La sala rettangolare, sede del laboratorio, diventa cantiere creativo; percussioni e suoni elettronici danno forma allo spazio della scena, che continuamente si trasforma grazie al gioco di luci, ombre e proiezioni di immagini, sapientemente orchestrate dai tecnici di palcoscenico.
Il laboratorio In viaggio verso Simurgh, ricchissimo di spunti e proposte, realizza la traccia per il futuro spettacolo.

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